Enrico Maria Salerno

Teatro

Scheda Spettacolo

LA FESTA

Compagnia Reparto G8 di Rebibbia N.C.

Interpreti: Fabio Albanese, Massimo Alletta
Giuseppe Borzacchiello, Jacopo Cinque, Patrick Cosma
Sandro Dari Marco Dell’Unto, Cristiano Demurtas
Vincenzo Di Letizia, Alessandro Di Murro, Massimo Di Stefano
Giovanni D’Ursi, Alessio Esposito, Andrea Ferrara
Roberto Fiorini, Roberto Fois, Alessandro Forcinelli
Maria Gentiloni Silveri, Filippo Giuffrida, Toma Jovanovic
Giorgio Latini, Stefano Laurenti, Marta Maggio, Tommaso Marsella
Pamela Massi, Giulia Modica, Alfio Maria Motta, Romolo Napolitano
Elena Oliva, Fabrizio Orlando, Ruggero Palmiotto, Laura Pannia
Ciro Pauciullo, Teresa Pauciullo, Elisabetta Petronio
Giancarlo Porcacchia, Massimo Ramoni, Lida Ricci
Margherita Tiesi, Mohammed Tifas, Mark Tosi, Giuseppe Valerio

Ideazione e regia:
Laura Andreini Salerno e Valentina Esposito

Drammaturgia:
Valentina Esposito

Scenografia:
Enzo Grossi

Costumi:
Paola Pischedda

Luci:
Valerio Peroni e Cosimo Marasciulo

Tecnico del Suono:
Gino De Dominicis

Foto di scena:
Livia Cannella

Organizzazione:
Alessandro De Nino e Serena Lesti

Direzione organizzativa:
Fabio Cavalli

Sinossi


  La Festa. Primi Novecento. Nelle cucine di un grande transatlantico in rotta verso le Americhe, si svolge una vicenda d'amore paterno, filiale, una vicenda di nostalgia e rimpianto tra passato e presente. L'immensa nave addobbata a festa ripercorre il viaggio inaugurale di diciotto anni prima. A quel tempo l'equipaggio - gli inservienti, i cuochi di bordo - viaggiava verso l'illusione di una nuova vita intorno al mondo. Tanti anni dopo, invecchiati, quasi "reclusi" nelle cucine del transatlantico, attendono ansiosi che la giovane Miriam ricompaia nelle loro vite. Miriam: la figlia dell'armatore, la bambina che aveva trascorso in navigazione i primi sei anni della sua vita condividendo con l'equipaggio - unico compagno dei suoi giochi - un'infanzia serena, gioiosa, sull'oceano perennemente in bonaccia. Miriam: che a sei anni lascia la nave per affrontare la vita a terra, la scuola, l'adolescenza, l'esperienza del mondo "normale". Lascia dietro di sé altrettanti padri quanti erano i cuochi della nave. Loro la ricorderanno per sempre, unico affetto filiale fra il rude cameratismo della ciurma, il canglore della sala macchine e il caos organizzato dei fornelli, capaci di sfornare migliaia di prelibati pasti per il mondo irraggiungibile dei passeggeri di lusso. Lei, Miriam, tornata sulla nave per festeggiare il proprio diciottesimo compleanno, si ricoderà ancora di loro? Di quei cuochi ragazzi divenuti ora maturi chef, professionisti di poca gloria che non sono mai davvero riusciti a salire le scale che dalle cucine sottocoperta conducono ai grandi saloni delle feste, dei banchetti, della vita ricca e spensierata dei passeggeri di prima classe? Siamo alla vigilia del ballo per il dicottesimo anno della figlia dell'armatore, è invitato il jet set internazionale, la festa sarà grandiosa, allietata dalla più straordinaria cena che il Grande Chef con i suoi trenta cuochi si appresta a preparare. 800 sono gli invitati ma ad una sola persona è dedicata la sublime raffinatezza delle portate: Miriam. Come sarà vestita? Inaugurerà lei il ballo? Avrà attorno a sé stuoli di corteggiatori? Sarà bellissima così come i suoi trenta cuochi paterni la immaginano? Ma, soprattutto, scenderà giù in cucina per la prima colazione così come era stata solita fare per tutti gli anni e i giorni della sua permanenza a bordo? Nelle cucine del transatlantico si vive la frenetica laboriosa attesa di un evento che restituisca un attimo di gioia dopo i lunghi anni della solitudine affettiva. Ma Miriam non arriva. I piatti che le vengono espressamente preparati ed inviati in cabina, ritornano intatti alle cucine. Fra i saloni e i ballatoi, inservienti riportano voci inquiete. Forse Miriam è triste, forse è vittima di un dispiacere a tutti sconosciuto. L’enigma diventa motivo ispiratore per parlare dei sogni infranti, dell’età della giovinezza, di quello che è stato e che poteva essere, dei sogni ancora da realizzare, speranze e desideri. Dell’amore. Amore paterno, amore filiale. Lo svolgimento della trama anima il vero significato e valore di questa pièce, che prova a scandagliare l'anima di uomini che dalla loro reclusione si commuovono al pensiero dei loro affetti lontani, dei figli distanti, degli amori perduti. E scandaglia l'animo dei giovani, di quel difficile rapporto figlio-padre, fatto di incomprensioni, rivendicazioni, ribellioni. La reclusione diventa così metafora dell'infinito lavorio dell'anima alla ricerca del significato universale dell'essere padri, del significato dell'essere figli.
Al cast dei detenuti attori del Reparto G8 del carcere di Rebibbia Nuovo complesso, si affianca il cast di venti giovani allievi attori. Insieme rendono possibile la ricostruzione emotiva di una vicenda sospesa tra il passato e il presente, tra l'ingenua gioventù e la dura maturità, tra la vita libera e la vita reclusa nel ventre del leviatano, la grande nave che non approda mai. .

Si ringrazia:
Il Direttore di Rebibbia N.C. Dott. Mauro Mariani
la Direttrice del Reparto G8 Dott.sa Maria Carla Covelli
il Comandante Massimo Cardilli
L’Ispettore Capo Luigi Giannelli
L’Ispettore Capo Giovanni Patrizi
l’Assistente Capo Domenico Franchi
tutto il personale di Polizia Penitenziaria
il Garante dei diritti dei detenuti del Lazio Avv. Angiolo Marroni
il Tribunale di Sorveglianza di Roma

 

Locandina dello spettacolo:



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